Un po’ di chiarezza sul progetto del Gassificatore Eni a Stagno.

Azione ritiene che il tema della gestione del ciclo dei rifiuti sia un tema complesso la cui linea non può essere improvvisata. L’elaborazione della futura politica della gestione del ciclo dei rifiuti sostenibile da un punto di vista economico, ambientale e sociale potrà essere elaborata solamente affiancando competenza tecnica a competenza politica che dovrà essere sensibile alle istanze locali.

Anche a seguito di alcune dichiarazioni apparse sugli organi di informazione AZIONE cerca di fare chiarezza sulla ipotesi della costruzione all’interno della raffineria Eni di Stagno di un impianto per lo smaltimento di rifiuti solidi urbani indifferenziati e di scarti dalle operazioni di recupero della plastica.

  • L’impianto proposto da ENI è essenzialmente un Gassificatore nel quale dal Syngas prodotto per la combustione incompleta dei rifiuti si produce metanolo utilizzato poi come carburante. È un impianto innovativo ma al momento non si conoscono altri impianti dello stesso tipo in funzione quindi, la tecnologia è in gran parte sperimentale con tutti gli inconvenienti ed i rischi connessi.
  • I Gassificatori, anche se di altro tipo rispetto a quello di ENI, sono già stati utilizzati per la combustione dei rifiuti ma con scarso successo rispetto agli inceneritori con recupero energetico. Infatti, non si conoscono impianti funzionanti in Europa con potenzialità di smaltimento significative.
  • Al momento dell’impianto che si vuole realizzare non esiste ancora un progetto esecutivo con le tecnologie impiegate ed i numeri previsti afferenti le emissioni prodotte.
  • Le tecniche complesse che si intendono adottare, come quella di usare per la combustione non aria ma solo ossigeno, è un fattore che aumenterà di molto i costi di trattamento rispetto ad un inceneritore tradizionale.
  • Ammesso che l’impianto sia corrispondente a quanto dichiarato, considerando la fase preliminare ed autorizzativa, i tempi di costruzione, e soprattutto la messa a punto di un impianto largamente sperimentale, il tempo nel quale potremmo avere l’impianto perfettamente funzionante ed al massimo rendimento saranno necessariamente molto lunghi.
  • È improprio utilizzare il termine Bio (Biometanolo) in quanto la base di partenza è essenzialmente la plastica derivata dal petrolio. Inoltre, il discorso sulla minor produzione di CO2 va riconsiderato in quanto anche se nella fase di gassificazione si produrrebbe meno CO2, nel momento dell’uso del metanolo come carburante si produrrebbe altra CO2.
  • Attualmente, solo una parte marginale dei rifiuti prodotti in Toscana sono valorizzabili come recupero energetico, la restante finisce in discarica quindi, la presenza del l’impianto ENI non si porrà in alternativa al termovalorizzatore di Livorno.