Autosufficienza nel trattamento dei rifiuti

La necessità dell’autosufficienza nel trattamento dei rifiuti

di Massimo Cappelli

In un interessante intervento pubblicato il 6 Marzo sul Corriere Fiorentino, Nicola Perini, Presidente di Cispel Confservizi, metteva in guardia gli organismi istituzionali, in particolare la Regione, sulla ristrettezza dei tempi rimasti per dotare la Toscana di impianti che garantissero il trattamento dei rifiuti prodotti.

L’allarme scaturiva dai risultati di uno studio, compiuto dalla stessa Cispel e da Confindustria, dal quale si evinceva che se non fossero stati effettuati i necessari investimenti con una loro realizzazione in tempi brevi, tale da determinarne la operatività entro il 2025/2026, la Regione non sarà più autosufficiente e sarà costretta ad esportare altrove i propri rifiuti per il loro trattamento con un costo stimato sino a 36 milioni l’anno.

Al costo si aggiungerebbe poi la vanificazione degli obiettivi regionali di decarbonizzazione per l’incremento di CO2 emessa per trasporti.

Lo studio è stato presentato il primo Marzo al Consiglio Regionale per il suo coinvolgimento e responsabilizzazione.

In proposito è bene ricordare che per molti anni e forse sino ad oggi, l’autosufficienza della Toscana è stata assicurata dagli impianti esistenti e soprattutto dalle tre discariche di Terranuova Bracciolini, Scapigliato e Peccioli. Discariche in fase di trasformazione, soprattutto la modernissima discarica di Peccioli divenuta un avveniristico impianto di smaltimento e trattamento rifiuti. Anche Scapigliato ha sviluppato processi di produzione biogas e trattamento rifiuti organici. In un percorso di mutazione della idea di vecchia discarica in attività utili per il territorio. Tuttavia il ricorso alle discariche è ormai segnato, in quanto le direttive europee prevedono che nel 2035 solo il 10% dei rifiuti possa essere conferito in discarica.

Davanti a questo scenario sia la Giunta che il Consiglio regionale si sono espressi favorevolmente per una accelerazione dei progetti presentati per la gestione dei rifiuti. Progetti che possono usufruire di finanziamenti europei.

Il termine di scadenza per la presentazione di questi progetti era il 14 di Marzo ed in effetti, come si è poi appreso dalla stampa locale, entro tale data sembrano siano stati presentati 145 progetti che potrebbero usufruire dei finanziamenti del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza).

Un numero rilevante che richiederebbe un finanziamento di circa 400 milioni di euro.

Abbiamo avuto modo di leggere l’elenco dei progetti e alcune riflessioni vengono spontanee.

La prima riguarda il grande numero di isole ecologiche  previste : 11 in ATO Centro, 29 in ATO Costa, 17 in ATO Sud. L’obiettivo è quello di incrementare la raccolta differenziata in maniera più ordinata. Ma non sono impianti di trattamento.

Seguono poi 8 digestori anaerobici ( 1 ATO Centro,4 ATO Costa, 3 ATO Sud). Impianti per potenziare il trattamento dei rifiuti organici.

Infine una serie di impianti per il trattamento di rifiuti particolari : carta (ATO Centro), pannolini, rifiuti tessili, rifiuti spiaggiati ( ATO Costa), multimateriale, imballaggi, separatore materiali riciclabili e uno di compostaggio (ATO Sud).

Saranno tali impianti in grado di permettere, assieme a quelli esistenti, il completo trattamento dei rifiuti urbani e speciali prodotti in Regione ?

Un concreto pessimismo mi pervade, basato su due considerazioni. La prima riguarda la effettiva capacità della macchina amministrativa e autorizzativa regionale e degli Enti locali di essere così efficiente da portare alla realizzazione di questi progetti nel giro di tre, o poco più, anni .

Lo dubito fortemente. Dubbio basato sui decenni trascorsi per arrivare al compimento di un qualsiasi progetto che avesse coinvolto una struttura pubblica.

Ma spero con tutto il cuore di sbagliarmi.

La seconda è se effettivamente, come già detto, tali impianti possano assicurare il raggiungimento di una completa autosufficienza nel ciclo completo del trattamento dei rifiuti e nel riutilizzo delle materie derivate.

Il dubbio sorge, ma staremo a vedere.

Alla luce di tutte le considerazioni, dubbi, incertezze che caratterizzano questo percorso apparirebbe sempre più irrazionale la scelta di chiudere anticipatamente impianti che assicurano il trattamento dei rifiuti (termovalorizzatore Livorno) prima di avere valide soluzioni alternative.

Come pure la opposizione a impianti che si sarebbero inseriti nel completamento del ciclo industriale dei rifiuti (rigassificatore ENI Livorno).

Anche qui vedremo se le scelte fatte sono state le più giuste oppure no.

[Massimo Cappelli, ex dirigente ENI, ex presidente dell’azienda AAMPS – Azienda ambientale Pubblico Servizio spa di Livorno.]