Rigassificatore Piombino: quando la ricerca del consenso viaggia sopra ogni cosa

di Pablo Cinci

Quanto la vicenda del rigassificatore nel porto di Piombino sia ostaggio di un’evidente ipocrisia, correlata ad un’inutile quanto ossessiva ricerca di consenso, è, purtroppo, sempre più evidente.

Per comprenderlo è sufficiente, come spesso accade, riportarsi ai semplici fatti ed alla loro chiara evoluzione cronologica.

Vale a dire avere presente che, in larga misura, le istituzioni e la politica locale si sono espressi apoditticamente in modo contrario, in assenza di qualsiasi progetto o dettaglio tecnico di sorta (e spesso in assenza di qualsiasi concreta conoscenza tecnica).

Inoltre, quando le istruttorie hanno avuto inizio e gli enti incaricati hanno iniziato a lavorare sul tema, è stato nominato, dall’amministrazione comunale, un pool di consulenti, nel chiaro tentativo di contestare il lavoro degli enti pubblici (Azienda Sanitaria, Vigili del Fuoco, ARPAT, CTR), in una sorta di corto circuito istituzionale che, senza dubbio, crea un precedente per tutti i progetti futuri.

In altri termini, quando un qualsiasi soggetto privato presenterà a Piombino un progetto di natura industriale da autorizzare, chi provvederà alla relativa istruttoria tecnica?
Saranno i pareri degli enti preposti a stabilire se, e con quali modalità o prescrizioni, il progetto sarà autorizzato, oppure dovremo aspettarci la convocazione di un’altra task force di consulenti privati? Sempre a spese della collettività?

Questa visione del ruolo degli Enti appare onestamente fuorviante e poco rispettosa della dinamica dei rapporti tra le diverse articolazioni dello Stato.

Gli Enti emettono pareri che possono non piacere alla politica, ma il loro ruolo è garanzia di terzietà e di correttezza per tutti i cittadini, di qualsiasi orientamento politico. E costituisce l’essenza stessa dello stato di diritto.

Svilire il lavoro, assistere silenti ai più che vivaci attacchi, che si sono verificati, o addirittura contestarlo, oltre che essere sbagliato in radice, mortifica anche il ruolo dell’Istituzione stessa che si intende rappresentare.

Purtroppo, siamo testimoni del verificarsi di una sorta di eterogenesi dei fini, dove la mera ricerca del consenso passa sopra a qualunque cosa, facendo scorrere in secondo piano la buona politica, annullandone gli obiettivi e la concreta finalità, sino ad attaccare la credibilità e l’onorabilità di quelle istituzioni che, in realtà, si dovrebbero tutelare.

In altri termini, sembra essere smarrita la consapevolezza che l’obiettivo della politica è cambiare le cose da come sono a come dovrebbero essere, e non il consenso in sé e per sé che, pur essendo necessario, non costituisce mai l’obiettivo, bensì lo strumento a sostegno dell’azione politica.

Diversamente se il consenso diviene l’unico scopo, allora il politico vedrà solo ex post se, ed in che misura, impegnarsi concretamente nel processo di cambiamento necessario.

In questo ambito, purtroppo, la vicenda del rigassificatore di Piombino è emblematico pur non essendo l’unico esempio sul nostro territorio.