Il PD si metta d’accordo o ENI andrà altrove

A CHE GIOCO GIOCHIAMO?

Sono molte le incertezze che gravitano intorno al futuro industriale di Livorno ed in particolare sul futuro della raffineria Eni. Una cosa è certa: si stanno creando le basi per un’emergenza occupazionale che già nel brevissimo termine farà sentire i suoi primi effetti. Il rallentamento del settore di oil-gas è un effetto del processo di ristrutturazione in atto del comparto dell’autotrazione. Cambiamo i paradigmi industriali e conseguentemente la raffineria deve adeguarsi attraverso processi di riconversione. Ma ritardi o peggio ancora errori nella gestione di questa delicata fase causerebbero una vera e propria bomba occupazionale per il nostro territorio.

ENI, in una ottica di progressiva riconversione della raffineria, aveva proposto di realizzare sia un impianto di trattamento e di valorizzazione per le materie plastiche da raccolta differenziata non recuperabili (impropriamente definito “gassificatore”) sia una nuova linea di produzione di carburanti da prodotti di origine vegetale e quindi non fossile (bioraffineria). Questi due impianti – per ENI – stavano in un rapporto di produzione integrata servendo, il secondo, alla produzione di metanolo o idrogeno come componente del biodiesel.

A fronte di questa iniziativa di ENI le nostre forze politiche avevano auspicato che l’amministrazione potesse costituire quanto prima un tavolo di confronto politico sulla gestione della riconversione della raffineria Eni di Livorno (per quanto riguarda la posizione di Livorno in Azione leggi qui). E’ infatti proprio da quest’ultima che la città porrà le condizioni per il consolidamento del suo futuro industriale. Al contrario, le amministrazioni locali del territorio hanno poste per prime un veto irrazionale, mostrandosi favorevoli alla riconversione della raffineria Eni nella produzione di biodiesel ma bocciando il progetto relativo al “gassificatore”.

Ma per ENI il progetto di riconversione è un “progetto integrato” delle due linee di produzione ed è chiaro che ENI si recherà a investire laddove troverà l’accoglienza delle amministrazioni locali (si parla di Gela dove già esiste una bioraffineria ENI)

In un’ottica di tenuta occupazionale e salvaguardia ambientale, le nostre forze politiche pongono un semplice quesito: in che misura il diniego dei sindaci sul “gassificatore” rende inattuabile tutto il piano produttivo integrato di riconversione industriale di ENI?

Tutto questo per dire prima di tutto che – pur apprezzando i continui appelli del PD livornese all’apertura di un tavolo ministeriale con ENI per salvaguardare i livelli produttivi – il rischio è che questi appelli appaiano scialbi proprio perché condizionati proprio dalla pregiudiziale posta degli enti locali a targa PD. Insomma amministratori e politici del partito di maggioranza si mettano d’accordo prima di tutto tra loro.

Ed infine, rimanere esclusi dalla filiera legata alla produzione di idrogeno (scelta miope e errata) significa stare fuori dai nuovi progetti di ricerca s u questo nuovo vettore energetico, considerato strategico anche dall’Unione Europea nel percorso di de carbonizzazione.

Massimo Vitrani (referente provinciale Livorno in Azione)

Alfio Baldi (segretario Italia Viva Livorno)