Raffineria Eni: sì alla riconversione

Raffineria Eni avanti con la riconversione

Sono molte le incertezze che gravitano intorno al futuro industriale di Livorno ed in particolare sul futuro della raffineria Eni . Attualmente la raffineria Eni sembra attraversare una fase di stallo in merito al proprio destino. Una cosa è certa però, a Stagno si stanno creando le basi per un’emergenza occupazionale che già nel brevissimo termine farà sentire i suoi primi effetti.

A Luglio infatti, scadono i contratti di appalto di 8 aziende che lavorano per ENI e conseguentemente il futuro di 400 lavoratori è a rischio. Apprezziamo l’azione di mediazione con ENI intrapresa dal Sindaco Salvetti ed auspichiamo che la situazione possa risolversi con la riconferma di tutti i lavoratori interessati. 

Ma il medio-termine porta con sé una problematica ben più complessa. Il rallentamento del settore di oil-gas è un effetto sia della pandemia ma anche – se non soprattutto – del processo di ristrutturazione in atto del comparto dell’autotrazione. Cambiamo i paradigmi industriali e conseguentemente la raffineria deve adeguarsi attraverso processi di riconversione. Ma ritardi o peggio ancora errori nella gestione di questa delicata fase causerebbero una vera e propria bomba occupazionale per il nostro territorio.

ENI, in una ottica di progressiva riconversione della raffineria, aveva proposto di realizzare sia un impianto di trattamento e di valorizzazione per le materie plastiche da raccolta differenziata non recuperabili (impropriamente definito Gassificatore) sia una nuova linea di produzione di carburanti da prodotti di origine vegetale e quindi non fossile (Bioraffineria).

Il progetto di bioraffineria si basa su di una tecnologia innovativa utilizzata da Eni a Gela ed a Porto Marghera in grado di produrre un combustibile derivato dagli oli e dai grassi di origine vegetale, che aggiunto al gasolio per autotrazione in una percentuale del 10–15% diminuirebbe l’impatto in CO2. La realizzazione dell’impianto garantirebbe occupazione e costituirebbe un volano per l’economia locale essendo un investimento rilevante di circa 500 milioni di euro. Il gassificatore, impianto configurabile nelle tecniche dell’economia circolare, trasformerebbe i rifiuti in metanolo producendo anche CO2 e scorie. Il metanolo è utilizzato come materia prima per la produzione di antidetonanti da additivare alla benzina ma è anche utilizzato per la produzione di biodiesel. La potenzialità dell’impianto di 200.000 T/anno potrebbe arrivare a 400.000 e occupare direttamente circa 60 unità oltre a generare un indotto notevole. L’investimento previsto è di 250 milioni di euro.

L’amministrazione si è mostrata favorevole alla riconversione della raffineria Eni nella produzione di biodiesel ma ha bocciato il progetto relativo al gassificatore.

In un’ottica di tenuta occupazionale e salvaguardia ambientale Azione pone dunque i seguenti quesiti: la sola bioraffineria sarà in grado di mantenere il livello occupazionale attuale? Chi finanzierà la riconversione visto che nella bozza di NextGenerationLivorno il progetto bioraffineria non risulta presente? Il no al gassificatore si basa su dati certi di impatto ambientale? La nostra ATO Toscana Costa avrà una propria autonomia a seguito dello spegnimento nel 2023 del termovalorizzatore del Picchianti?  

Azione auspica che l’amministrazione possa costituire quanto prima un tavolo di confronto politico sulla gestione della riconversione della raffineria Eni di Livorno. E’ infatti proprio da quest’ultima che la città porrà le condizioni per il consolidamento del suo futuro industriale. 

Massimo Vitrani