Giustizia: continuità nel segno del populismo penale.

Giustizia: continuità nel segno del populismo penale

di Marco Talini (avvocato)

Mi sono sforzato di non avere alcun pregiudizio nel valutare l’operato di Giorgia Meloni e del suo governo. Con grande fatica.

Ciononostante mi trovo costretto a concludere che peggio di così non si poteva partire. Almeno nella materia che più pratico, ossia quella della giustizia penale.

Il rinvio dell’entrata in vigore della riforma penale che va sotto il nome dell’ex Ministro Cartabia ci poteva anche stare. Spiace che, come al solito, ciò sia avvenuto ascoltando “il grido di dolore” di numerose Procure della Repubblica. Cambiano i colori politici, ma la voce della magistratura è forse la sola che la politica ascolta e riverisce.

Non si capisce, peraltro, perché sia stata differita anche l’entrata in vigore delle norme di diritto sostanziale che prevedevano l’estensione della procedibilità a querela per alcuni reati ed il ricorso a pene sostitutive alternative al carcere. Qualcuno, con fondamento, sospetta che dietro ci sia l’intenzione di metter mano alle norme non coerenti con la logica del “buttar via la chiave”. Speriamo non sia così.

C’è poi stata l’accelerazione, addirittura con decreto legge, dell’intervento normativo sul cd “ergastolo ostativo”, accelerazione dichiaratamente finalizzata a prevenire la sentenza della Corte Costituzionale sul tema. Tale scelta non è piaciuta né a me né a moltissimi giuristi di ben più alto profilo. Il corpus normativo appena licenziato, pur omaggiando in modo ipocrita la finalità rieducativa della pena di cui all’art. 27 Costituzione, mira, in realtà, a vanificarlo, rendendo praticamente impossibile ai condannati alla pena dell’ergastolo con ostatività l’ottenimento, dopo moltissimi anni di carcere duro e nonostante i progressi nella risocializzazione, qualsiasi misura alternativa alla carcerazione.

Il “fine pena mai” sta nelle corde delle forze più a destra dell’attuale maggioranza. Meloni & C., tuttavia, hanno buon gioco nel ricordare che il testo del decreto legge è sostanzialmente quello voluto dalla maggioranza giallorossa, ed in specie dal M5S (che del resto plaudono felici alla svolta forcaiola).

Ed allora, così come nell’omaggiare la magistratura, il Governo più di destra che ci sia, sembra porsi in perfetta continuità con quelli populisti soi-disant di sinistra.

Per chiudere come non ricordare l’introduzione, anche stavolta con lo strumento del decreto legge – incredibile! –, del reato anti rave party (art. 424 bis cp). I più autorevoli studiosi di diritto penale hanno condannato senz’appello quest’abominio del diritto. Inutile che io aggiunga commenti su un testo che, prima d’essere assolutamente inutile, puzza d’incostituzionalità lontano un miglio. “Lo miglioreremo”, dicono quelli più bravi nel governo. A me interessa il giusto. Quello che mi disturba di più e che dovrebbe preoccupare tutti è il ricorso al diritto penale per finalità di pura propaganda politica.

Ormai ci si posiziona politicamente attraverso l’introduzione di nuove figure di reato, assolutamente inutili, ma che servono a collocarci “contro” un certo fenomeno. Il reato diventa la targa, o se volete la bandierina, dell’identità politica.

Spiace dirlo, ma anche questo ricorso al populismo penale è in continuità con quel che si è fatto prima e da posizioni esattamente opposte. Il reato di discriminazione per ragioni di orientamento sessuale, inserito nel DDL Zan, a mio parere, aveva la stessa origine nel brodo del populismo penale. Ormai sembra che la politica sia più che altro legata ai simboli e non all’azione concreta. La destra, che tanto aveva criticato la sinistra, sembra soffrire della stessa sindrome, visto che le prime uscite della Presidente Meloni si sono esaurite – è sotto gli occhi di tutti – nel modificare la denominazione di alcuni ministeri, aggiungendo parole vuote tipo “Sovranità Alimentare”, “Merito” o “Made in Italy”.

Ovviamente innescando un dialogo polemico con chi, a sinistra, aveva già eletto il simbolismo di bandiera a cifra della propria azione politica. Il nostro paese, credo, avrebbe bisogno di ben altro.