NO AL TAGLIO DEMAGOGICO DELLA DEMOCRAZIA

Livorno in Azione ritiene che ogni decisione del cittadino elettore debba essere consapevole, quindi assunta dopo aver ben compreso l’ambito sul quale è chiamato a decidere.

Ecco perché è nostro interesse cercare di illustrare in maniera chiara l’oggetto del referendum costituzionale cui andremo a votare il prossimo settembre.

Prima questione. Cosa è un referendum costituzionale? È uno strumento di democrazia diretta (sono i cittadini a dire la loro senza intermediazione dei rappresentanti istituzionali) attraverso il quale gli elettori decidono se una legge di revisione costituzionale – tesa quindi a modificare la nostra Carta Costituzionale – nel caso non sia stata approvata a maggioranza di almeno due terzi dei componenti di ciascuna Camera, debba entrare in vigore oppure no. In sostanza si chiede la conferma della riforma attraverso il voto popolare.

Seconda questione. Che tipo di riforma sarebbe? Di certo non si tratta di una riforma organica, essendo l’oggetto della stessa esclusivamente quello di diminuire il numero dei parlamentari portando il numero dei deputati a quattrocento (da seicentotrenta) e quello dei senatori a duecento (da trecentoquindici). L’entrata in vigore, in caso di approvazione della riforma costituzionale, è prevista a decorrere dalla data del primo scioglimento o della prima cessazione delle  Camere.

Da giorni, oramai, è un profluvio di articoli sia sui giornali che sui social su votare SI o votare NO a tale referendum, senza però mai illustrare i presupposti alla base di una delle due scelte.

Chi è per il SI porta principalmente due argomenti: che il Parlamento così com’è non funziona e dunque una modifica non potrebbe che essere positiva, soprattutto se incentrata su un restringimento del numerico che porterebbe anche un risparmio economico; che una modifica in tal senso costituirebbe, obtorto collo, un argine al populismo dilagante.

Tuttavia, a ben guardare, allontanandosi proprio da logiche populiste, emerge chiaramente come una diminuzione del numero dei parlamentari comporterebbe un risparmio irrisorio per le casse dello Stato e non sarebbe al tempo stesso accompagnata da uno snellimento del meccanismo parlamentare, visto che tale aspetto non andrebbe ad essere intaccato, rimanendo in essere un bicameralismo perfetto. Conseguentemente, a una riduzione della rappresentanza democratica non conseguirebbe una semplificazione del funzionamento degli iter parlamentari, lasciando di fatto monca una riforma che tale si presenta solo semanticamente.

Inoltre, aspetto da non sottovalutare affatto, il completamento di tale riforma si avrebbe solo con il varo della nuova legge elettorale: abdicare, di fatto, ad una legge ordinaria il completamento di una riforma costituzionale è quanto di più illogico, se non anche illegittimo, si possa prospettare.

Ecco perché a settembre è necessario votare NO al referendum costituzionale.

A fronte di un risparmio economico irrisorio, viene stracciata la democrazia in un’ottica antiparlamentare che ha già preso piede in questi mesi di emergenza, con un predominio dell’esecutivo a discapito delle funzioni proprie di un parlamento realmente rappresentativo e centrale.

Tutto ciò andrebbe a tradursi in una minore rappresentatività di molte aree del paese, una sempre maggiore rilevanza delle lobbies ed una minore possibilità per gli elettori di scegliere i propri rappresentanti.

La nostra nazione non ha bisogno di meno rappresentanti ma necessita di soggetti maggiormente competenti, in grado di far fronte alle necessità del Paese e di presentarsi in Europa con una preparazione adeguata.