Salvetti taglia i fondi al Goldoni

La giunta Salvetti ha tagliato 150.000 euro di trasferimenti alla Fondazione Goldoni.

Una taglio al capitolo cultura che desta meraviglia per chi, come il tandem Luca Salvetti-Simone Lenzi, dice di aver fatto della cultura il fiore all’occhiello dell’amministrazione.

C’è da capire da cosa sia stato provocato questo taglio considerate le ingenti quantità di risorse a disposizione del Comune. Risorse utilizzate sia per la mostra su Modigliani (che sembra ormai un lontano ricordo), sia per i trasferimenti al LEM destinati ai fatui eventi “culturali” dell’estate 2021.

Sino dal Settembre 2020 avevamo espresso grossi dubbi sulla gestione del Goldoni (leggi qui). In particolare ci preoccupava la politica culturale/teatrale che si intendeva fare a Livorno. In definitiva – tenere il teatro e la città – entro un orizzonte tutto municipalistico e chiuso in sé stesso.

Per questa ragione a Livorno ci si è potuto permettere di avere un Direttore amministrativo, un Direttore artistico della lirica, un Direttore del Festival mascagnano, e un ex-direttore che era direttore (e ora che fa?).

Mantenere un teatro entro un’orbita municipalistica significa pure questo: proliferazione di incarichi direttivi.  Se invece il Teatro Goldoni fosse (stato) messo in un contesto di rete (come da noi proposto) – con il teatro Verdi di Pisa e il Giglio di Lucca – certo avremmo avuto un solo direttore artistico per 3 teatri ma il bilancio avrebbe assunto – quasi certamente – una diversa configurazione. Senza contare che, mettendo in rete i tre teatri, ciò avrebbe significato contare di più anche nella programmazione dei finanziamenti regionali.

E mentre si investiva in posti apicali – la brand new strategy della giunta Salvetti – al contempo si tagliavano ore e posti  nel settore della formazione giovanile.

Certo è che il taglio delle risorse al Goldoni, da parte di chi si è potuto permettere di spendere milioni senza colpo ferire, è solo l’esempio emblematico delle difficoltà di concepire una politica culturale che non sia solo spettacolo, evento e gastronomia, ma sia progettualità, elaborazione di idee e formazione di una identità che si rinnova e che sia di apertura sul mondo. No, quindi, un agiografico ricalco di una livornesità ormai superata dalla storia, ma lo sviluppo di una identità e di una idea di cittadinanza moderna, consapevole sì del proprio passato ma senza rimanerne ostaggio. Niente è stato concepito e costruito – da questa amministrazione che ha creato troppe alte aspettative rispetto ai risultati ottenuti – per durare sul lungo periodo. Questa è la vera mancanza, il vero taglio alla cultura.

Maurizio Bettini – Massimo Vitrani Livorno in Azione