Livorno sempre più isolata

Quanto è successo negli ultimi giorni  nelle stanche e grigie segreterie della nostra politica locale non è stato certo uno spettacolo edificante. Per la prima volta nella storia nella giunta regionale non siederà alcun assessore espressione del territorio della provincia di Livorno. Questo è un male per tutti, al di là dell’appartenenza politica. Il Pd della nostra provincia, per lotte interne tra Piombino e Livorno, non è riuscito ad identificare un nome condiviso. Le mille anime del PD provinciale però hanno trovato una perfetta coesione nel porre veti incrociati alla nomina di Alessandro Cosimi quale Assessore alla Sanità. 

Non è sul nome che vogliamo concentrare la nostra attenzione, ma sul fatto che si è imposto il solito meccanismo, che appare ormai ai più inevitabile, che mortifica il territorio anteponendo le logiche di partito. 

Il Pd livornese, specchio della gran parte della politica italiana locale e nazionale, sembra ormai un monolite non riformabile, arroccato su sé stesso impegnato in primis a far prevalere lo status quo e gli equilibri interni del partito a prescindere dal perseguimento dei veri interessi della comunità locale dalla quale però ha ottenuto e chiede consenso.

La mancata nomina di un assessore livornese (fosse esso di IV o del PD rappresenta – in ogno caso – un vulnus per la  nostra comunità locale. Essere rappresentati nella giunta regionale sarebbe stato utile per stare vicino a questioni rilevanti per l’economia cittadina: la costruzione del nuovo ospedale e la Darsena Europa.  Ma questo interesse è stato posto in secondo piano rispetto alle logiche di partito e soprattutto alla personalizzazione della lotta politica.

Azione non può che stigmatizzare l’estrinsecarsi delle logiche partitiche di cui sopra, logiche che mortificano le competenze, impattano negativamente sulla selezione politica e sull’efficacia della politica stessa e conseguentemente contribuiscono a far avanzare populismo e sovranismo indebolendo quel fronte democratico progressista di cui il Paese ha bisogno, oltre ad avere – come nel nostro caso – effetti controproducenti sul territorio e sui suoi interessi economici e sociali