LA CALDA ESTATE DEL SINDACO SALVETTI.

Oggi l’assessore Viviani ha squadernato due seri problemi per la giunta Salvetti. Se l’assessore Garufo e lo stesso Sindaco avevano tempo fa annunciato che si sarebbero dovute demolire, per decrepitezza, tutte le baracchine progettate dall’architetto Cristiano Toraldo Di Francia e costruite nel 2003 ai tempi del sindaco Lamberti, oggi l’assessora Viviani annuncia un deciso ripensamento: si farà solo una “micro-rigenerazione dell’area”. Una definizione criptica, che significa però certamente niente abbattimenti, solo ristrutturazioni ed anche “micro”. Una soluzione che potrebbe anche essere ragionevole.

Non può non evidenziarsi come queste strutture siano un bene di proprietà pubblica che dovrebbe produrre direttamente un reddito, e proprio per le casse comunali, consistente nel relativo canone di locazione. Il mancato espletamento delle procedure per addivenire alla concessione di questi manufatti (in alcuni casi ultradecennale) comporta ed ha comportato quindi un danno economico stimabile in una cifra ampiamente superiore ai 10.000 euro mensili, visti i canoni attuali di quelle in uso e il numero delle baracchine dismesse. Danno che aumenta anche dal punto di vista contabile e di bilancio, a causa del totale decadimento dei beni che diminuisce sino a rendere nullo il valore di tale cespite del patrimonio immobiliare pubblico.

Una cosa è certa, urge intervenire con un progetto integrato che possa valorizzare il tratto di lungomare cittadino potenzialmente più attrattivo, che possa dare lustro al palcoscenico turisticamente più conosciuto della nostra città: la Terrazza Mascagni. Ma il fatto è che la mano destra non sa cosa fa la mano sinistra.  Al sindaco Salvetti l’ardua risposta. La città resta in ansiosa attesa che sbrogli la matassa. 

Ulteriore aspetto riguarda la destinazione delle baracchine. Infatti, l’offerta di ristorazione nella zona è più che abbondante. L’affidamento a nuovi soggetti che esercitino gli stessi commerci altro non comporterebbe se non frammentazione eccessiva della clientela, con conseguenti difficoltà economiche per gli esercenti tutti della zona.

Ecco che forse è ora di  guardare più in là, di valorizzare progetti integrati tra Comune  e  soggetti terzi che prevedano l’uso  anche a fini non  di somministrazione dei locali dismessi, applicando  un metodo dinamico  e propositivo  per quello che potrebbe essere un eccellente polo  commerciale – e non solo – naturale. 

Ma c’è di più. Alla Terrazza “Mascagni”, la vetrina del lungomare livornese, per rimediare ad alcuni cedimenti strutturali si sono usate tavole di compensato, per “mascherare” le magagne. Non era mai accaduto.
Eppure, appena due anni fa la giunta Nogarin aveva impiegato cospicue risorse per risanare, molto malamente come ebbe ad ammettere anche l’assessore al tempo in carica, le ferite inferte dal tempo. Oggi – si dice – il Comune non può intervenire nuovamente: gli uffici tecnici non possono seguire contemporaneamente la messa in sicurezza, causa Covid, delle scuole e alcuni interventi emergenziali alla Terrazza. Tra l’altro mancano i materiali, cioè gli elementi cementizi di cui sono fatte spallette e pilastri. Una sconcertante rivelazione. Il Tirreno sintetizza il pensiero dell’assessora: “Comune senza risorse…”. Solo tecniche o anche finanziarie? Sarebbe bene che qualcuno rispondesse con chiarezza.

Che manchino le risorse finanziarie non appare credibile. In effetti solo pochi giorni fa l’amministrazione ha annunciato che si farà Effetto Venezia allargato e spalmato su due weekend con una spesa preventiva di 440mila euro. Più 100mila per garantire la sicurezza in tempi di Covid. Sei giorni costeranno dunque 540mila euro, pari a 90mila euro al giorno. Una cifra che appare francamente stratosferica. Per giustificarla si è messo in campo l’argomento che la festa si dilaterà a nuove piazze, insomma sarà un Effetto “un po’” meno Venezia. Ma è una giustificazione che regge poco. In passato infatti, su dieci giorni di programmazione, con spettacoli di qualità nazionale e internazionale che si snodavano dalla Venezia a piazza della Repubblica, a piazza XX Settembre, al Mercato centrale e alla Fortezza vecchia, non si sono mai spesi più di 450mila euro. Non si comprende questa impennata di costi, dato che, per cause di non difficile interpretazione, la programmazione degli ottanta eventi sarà tutta su base locale. La sensazione, anzi il timore è che si spenderà molto di più per avere una kermesse molto casalinga.

Quindi poniamo all’amministrazione una semplice questione: dare conto analiticamente a consuntivo, se non si vuol farlo anche a preventivo, di come queste risorse vengano spese. Quanto, come, a chi. E con quali risorse proprie, contributi, sponsor etc. si sia messo insieme il finanziamento. Ė l’ABC dell’amministrazione. In attesa che qualcuno dell’opposizione (o della maggioranza?) ponga la questione con una debita interrogazione o interpellanza o con la richiesta di accedere agli atti, ci sembra giusto fin d’ora chiamare la giunta Salvetti ad una autonoma e doverosa trasparente chiarezza.