ITALIA IN FONDO ALLA CLASSIFICA UE PER QUALITA’ DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. LA SEMPLIFICAZIONE E’ ANCORA UN MIRAGGIO.

Peggio di noi solo Ungheria, Croazia, Grecia, Romania e Bulgaria. La qualità dell’erogazione dei servizi pubblici e il livello di corruzione, come emerge dall’analisi dell’EQI (European Quality of Government Index) edizione 2017, sono tali da delineare una macchina amministrativa inadeguata, caratterizzata da scarsa trasparenza, troppe inefficienze e ritardi.

Tutto ciò è indubbio che danneggi i cittadini e le imprese, oltre a tenere alla larga molti investitori stranieri.

L’Italia, dunque, risulta essere in fondo alla classifica europea per la qualità della pubblica amministrazione: qualcuno continua a definirla “borbonica” in maniera dispregiativa, perché a onor del vero le leggi napoletane erano ottime, tanto che, nel 1852, l’imperatore francese Napoleone III inviò a Napoli una speciale commissione di giuristi e di alti funzionari, proprio perché le studiassero.

Oggi, invece, della bontà di quelle leggi è rimasto ben poco. Nonostante i “decreti semplificazione” si susseguano di anno in anno, di legislatura in legislatura, la semplificazione per ora rimane solo un miraggio.

E l’inefficienza della burocrazia purtroppo è un grave problema anche per il settore privato, non solo per quello pubblico: chi vuole fare impresa, oggi, ha davanti a sé una quantità di adempimenti spesso insensati.

Anche solo a sbirciare nel sito della funzione pubblica del Ministero della Pubblica Amministrazione (http://www.funzionepubblica.gov.it/semplificazione/le-precedenti-semplificazioni), si rimane basiti dal coacervo di provvedimenti necessari per fare impresa, tanto da sembrare uno scherzo.

E nonostante i molti interventi, il funzionamento dell’amministrazione non è stato affatto reso più snello: ancora troppi passaggi procedurali, controlli, adempimenti inutili.

Oltre al fatto che molte innovazioni, spesso, rimangono lettera morta. Si parla di digitalizzazione in virtù del principio «digital first» (art. 1, comma 1, lett. b, della “Legge Madia” del 2015), viene istituito il «capo hi tech», si cerca di ridefinire i tipi di conferenza di servizi, ma nonostante tutto questo, i risultati non sono ancora stati raggiunti.

E ovviamente ciò spiana la strada alla corruzione, uno dei maggiori ostacoli alla crescita economica, che sfrutta tale inestricabile accozzaglia di procedimenti per trovare linfa vitale ed impestare la nostra società.

Nella classifica annuale di Transparency International sulla percezione dei reati commessi nella pubblica amministrazione siamo al 61° posto in compagnia di Lesotho, Montenegro, Senegal e Sud Africa. In Europa solo la Bulgaria fa peggio.

Ma se già siamo nella parte finale della classifica per la corruzione percepita, non primeggiamo neppure per quella perseguita.

Eppure, nonostante sia un reato grave, pluridimensionale, la parte “emersa” di tale fenomeno è ancora minimale.

Ma quali passi la politica dovrebbe compiere per migliorare la qualità della pubblica amministrazione?

In primo luogo, è assolutamente necessario evitare l’eccesso di riforme e la pretesa di normare ogni dettaglio. Norme troppo dettagliate generano una gabbia che impedisce una efficace gestione alla pubblica amministrazione. Per questo è necessario che la legge assuma un carattere di riferimento capace di garantire la necessaria flessibilità di gestione a chi la deve implementare. In secondo luogo, occorre che la politica comprenda che la gestione deve rappresentare la parte preponderante della propria azione. Troppo spesso l’iniziativa politica si concentra invece esclusivamente sul lancio di nuove iniziative (oltre che sulla iper-normazione) senza poi declinare la normativa di implementazione delle iniziative stesse. Tutto quello che dovrebbe accadere dopo aver lanciato il nuovo strumento, vale a dire la parte gestionale, rimane ignoto. Questa zona grigia ha chiaramente effetti negativi sull’efficacia gestionale della PA. In terzo luogo, andrebbe portata avanti una “chiamata alle armi” delle migliori capacità gestionali, attingendo anche e soprattutto dal settore privato, in modo da rendere la classe dirigente all’altezza dei propri compiti. Troppo speso la selezione nella pubblica amministrazione segue logiche diverse dal merito.

Dunque, per poter migliorare la qualità della nostra PA appare con tutta evidenza necessario eliminare la frattura creatasi tra la politica e l’amministrazione pubblica, cambiare la cultura di base della classe dirigente, in primis politica, e poi di tutti: cittadini consapevoli sono anche meno disposti ad accettare una simile situazione.

Una cosa è certa, l’Italia di certo non può più aspettare.