Il Progetto che snatura l’identità storica del Caprilli

Non c’è dubbio che il progetto pubblicato dal Tirreno sulla variante proposta per il Caprilli dalla società Indalgo srl, se approvata, determinerebbe uno snaturamento dell’identità storica dell’ippodromo, con l’aggravante della prospettata costruzione di un albergo e altre strutture di servizio per alcune migliaia di metri quadri.
Un vero e proprio shock estetico e funzionale. Ma questo fa parte del ruolo del proponente.
Che se ne sia avviata comunque la verifica tecnica con i vari soggetti istituzionali previsti e si sia ora in attesa del parere ambientale suscita più di una preoccupazione. Appare strano che sia Indalgo srl a chiedere pareri. Più logico è che Indalgo abbia avanzato il progetto al Comune e che questi – come ha confermato il sindaco Salvetti – abbia avviato l’iter previsto.

Appare evidente che tale progetto non possa, in nessun caso, corrispondere agli interessi della città di Livorno.
Ci chiediamo: non sarebbe stato il caso di respingerlo fin da subito, proprio per la sua evidente natura?

Come – racconta Salvetti – il Comune lo ha fatto con un altro progetto che aboliva del tutto financo la pista. Invece siamo in attesa del parere ambientale. Ma siamo già anche alle verifiche di maggioranza, il che ci dà il chiaro quadro delle preoccupazioni diffuse.

La prospettiva di un bando europeo per la gestione dell’ippodromo richiede che il Comune indichi le compatibilità funzionali. Cioè le attività compatibili con la funzione principale del Caprilli, che ne eviti ogni snaturamento. Si tratta tra l’altro della fondamentale area di tipo naturalistico in una zona critica e pregiata come è il lungomare. Zona nella quale quindi deve essere bandito, a priori, ogni intervento edificatorio.

Il Comune deve aver chiaro un punto dirimente: non è possibile anche solo immaginare che la gestione dell’ippodromo sia sostenibile attraverso operazioni edilizie di qualunque natura né con attività che postulino lo snaturamento del sito.

Ė noto che quasi tutti gli ippodromi italiani sono andati in crisi perché sono venute meno, o si sono quasi azzerate, le erogazioni che l’Unire distribuiva e che prelevava sull’ammontare delle scommesse ippiche. Oggi questo cespite non c’è quasi più. 

Ma l’esistenza di un vasto settore ippico è o no un interesse nazionale? Dunque, mentre ci si preoccupa di trovare una soluzione per il Caprilli, non sarebbe il caso di attivarsi con il governo e con il parlamento – insieme agli altri ippodromi italiani – per ottenere finanziamenti stabili, prelevati sul globale delle scommesse di ogni tipo che è enormemente cresciuto? Questo è il punto, se si vuole ottenere una soluzione
veramente convincente, perché gli ippodromi costano. E molto.

Tra l’altro dubbi sorgono anche sulla volontà di ripristino della struttura, spendendo addirittura due milioni, in una situazione in cui non è chiaro se e quando si potrà riprendere e comunque a fronte di sei corse estive. E magari con assegnazioni provvisorie. Non sarebbe meglio mantenere queste risorse come corpo di incentivazione di proposte adeguate e legate al mondo dell’ippica, latamente inteso?

Signor sindaco, quella che esprimiamo è una critica costruttiva.

Resta poi che la questione dell’Ippodromo si aggiunge alla querelle sull’abbattimento delle baracchine sul lungo mare.
Ha ragione pienamente l’ex assessore alla cultura, Dario Matteoni: prima di buttar giù, o almeno mentre si comincia a buttar giù, ci sentiremmo più rassicurati se il Comune decidesse preliminarmente delle due l’una: o mantenere il progetto Toraldo di Francia procedendo alla progressiva riedificazione delle baracchine secondo il disegno originale e con materiali adeguati; oppure affidare una nuova progettazione ad un professionista di chiara fama che garantisca una lettura di qualità per il nostro
lungomare.
Le piazzette estemporaneamente ricavate e il “poi si vedrà” non recano il
segno di una indispensabile capacità progettuale.
Aspettiamo risposte, soprattutto nei fatti. 
Maurizio Bettini
Massimo Vitrani Azione