COSTI, MODI, STRATEGIE E OBIETTIVI: SUL GOLDONI SCELTE SBAGLIATE IN UN’ORBITA MUNICIPALISTICA

E’ esplosa, in questi giorni, da parte del PD cittadino una polemica sulle nomine dei due direttori del Goldoni (Del Gamba e Menicagli). Sono stati messi in discussione da Mirabelli (segretario) e Fenzi (capo gruppo) i criteri di selezione che avrebbero escluso nomi imprtanti di livello internazionale.

Nel frattempo, apprendiamo dalla stampa che il vicesegretario del PD, Adriano Tramonti, è stato nominato (senza alcun bando di gara) vicepresidente della Fondazioni LEM e ci chiediamo qui che titoli abbiano pesato.
Tuttavia, tornando alla questione “nomine Goldoni” non è dei nomi che vogliamo parlare, sebbene un po’ di chiarezza sui criteri andrebbe fatta.
Vogliamo – al contrario parlare – di quale politica culturale/teatrale si intende fare a Livorno. Quale sia – in definitiva – l’orizzonte che si vuole dare al Goldoni. E quello che appare – anche a una prima superficiale analisi – è che si voglia dare un orizzonte tutto municipalistico e chiuso in sé stesso.


Ecco perchè a Livorno ci si può permettere di avere un direttore, amministrativo, un direttore artistico della lirica, un direttore del Festival mascagnano, e un ex-direttore che era direttore e ora non si capisce bene di cosa si occupi. Sappiamo, dal bando, che il direttore artistico avrà un salario di 40.000 euro e il direttore amministrativo di 50.000 euro. mentre dal sito della Fondazione risulta ancora che il contratto di Marco Leone è in essere per 68.000 euro l’anno fino ad ottobre 2021.


La spesa per la dotazione organica a tempo indeterminato del Teatro Goldoni (fonte “sito”) ammonta a circa 878.000 euro per 20 assunti. La spesa dirigenziale (direttore artistico del Mascagni Festival escluso) dei dirigenti del Teatro Goldoni per l’anno 2020-2021 ammonterebbe così a 158.000 euro. Circa il 15% delle risorse di un teatro di tradizione di provincia viene impiegato per la fase apicale (sempre non computando anche il Mascagni Festival). Tre direttori su venti lavoratori a tempo indeterminato crea una proporzione per cui al Teatro alla Scala di Milano, con 724 lavoratori a tempo indeterminato, dovremmo avere 108 tra direttori artistici, amministrativi e di “progetti per l’ente “.


Mantenere un teatro entro un’orbita municipalistica significa pure questo. Se invece il Teatro Goldoni fosse messo in un contesto di rete – con il teatro Verdi di Pisa e il Giglio di Lucca – forse potremmo avere un solo direttore artistico per 3 teatri.


Si investe sui direttori. Questa sembra essere la brand new strategy della nuova amministrazione. Investire e spendere risorse sui posti apicali che, specialmente in una stagione Covid, come quella del 2020 – 2021, lascia doppiamente perplessi. Proviamo a mettere ordine. La stagione 2020-2021, che ancora non conosciamo per intero, sarà presumibilmente tagliata. Quali saranno i titoli? Per quanto pubblico? Diminuirà il pubblico ammesso e quindi aumenteranno le serate di spettacolo? Quasi sicuramente è ipotizzabile che, per varie ragioni, la stagione non potrà essere a pieno regime.


Mettere in rete le tre realtà (Goldoni – Verdi – Giglio) significherebbe pure avere peso e ruolo anche nella ripartizione dei fondi regionali per i teatri. Oppure si pensa di fare tutto in casa?
Ma dalla stampa assumiamo altre preziose infromazioni. Si pensa di fare al Goldoni una scuola di “alta formazione”. Ma della attuale formazione – un progetto sano da ogni punto di vista, che dovrebbe crescere e sviluppare – cosa si intende fare? Si intende smantellare la “formazione pubblica”? Per dirottare dove queste attività? Per farle fare a chi e soprattuto perchè?
Insomma, intorno al Teatro cittadino si muovono interessi e strategie che sembrano sbagliate nei costi, nei modi e negli obiettivi, appena si solleva la testa per dare un orizzonte strategico più ampio. Possono apparire corrette (ma solo apparire) se si rimane in un ambito di smottamento municipalistico. Ma la cultura non dovrebbe essere apertura sul mondo?